JACK SPARROW FALLS IN LOVE



Autore: KennyMcCormick

La luce della luna brillava sul terreno colorando l’erba di un chiarore spettrale. Si udiva un rumore di carrozze: nella villa sul mare del conte Hood di Port Royal era in corso una festa. Un cocchiere tirò leggermente le briglie dei cavalli e ossequiosamente scese aprendo con un inchino la portiera. Una donna riccamente vestita, i capelli raccolti di una crocchia, con i gioielli scintillanti nel buio, scese mantenendosi l’orlo dell’abito chiaro, e diede il braccio al suo cavaliere. Risalirono il vialetto della villa passando per un cancello protetto da guardie.
G1,2: buonasera…buonasera… - salutarono quelle con un inchino lasciandoli passare.
G2: serata morta, eh? – chiese la guardia di destra al suo compagno.
G1: già, le feste del conte sono destinate a soli ricconi, e qui ci si annoia – concordò l’altra.
Alla prima sfuggì uno sbadiglio e se ne vergognò subito. Non erano soli.
G2: buonasera signorina…prego… - si affrettò a dire l’altra, lanciando un’occhiataccia al collega, facendo passare la giovane donna dagli occhi azzurri che aveva davanti.
Al secondo piano dello splendido palazzo, nella Sala riservata ai tesori, tra rubini e ori scintillanti, un servo del conte stava mostrando a due ricchi nobili con monocolo una teca di vetro dentro la quale era rinchiusa una mappa e il cerimoniere stava spiegando:
Ce: Mappa autentica, signori. Si stima che sia quella del tesoro del pirata Morgan, uno dei tesori più inestimabili di tutti i Caraibi, ma non c’è niente di certo. Vale moltissimo.
Il più anziano dei due chiese se qualcuno aveva già provato a ricercare quel tesoro e il cerimoniere rispose affa-bilmente che erano probabilmente tutte fandonie, continuando però ad elencare il valore della mappa. I due nobili si guardarono ammirati, invidiando il conte per quella mappa. Nella sala da ballo, Elizabeth Swann, con uno splendido vestito di organdis rosa con le balze, e i capelli raccolti in un’elaborata acconciatura, sorrideva ai conoscenti, stando a braccetto con il suo promesso, William Turner, anche lui vestito elegantemente con tanto di fazzoletto immacolato nel taschino, che si inchinava e batteva i tacchi a ripetizione come se avesse un tic per quanta gente doveva inchinarsi a salutare.
E: Oh Will, non è meraviglioso?
W: Tu sei meravigliosa – fece Will cavalleresco nascondendo uno sbadiglio dietro il palmo della mancina, rimanendo con la mano a mezz’aria, dato che una signora attempata lo aveva visto e lo stava fissando sprezzante.
C: attenzione attenzione!
Annunciò il conte dall’alto dello scalino, scintillante di ori, con la parrucca bianca perfettamente sistemata sul capo. Il brusio della sala si spense e si voltarono tutti verso di lui.
C: Che si aprano…le danze! – annunciò gaiamente l’uomo prendendo per mano sua moglie e trascinandola nel mezzo della pista.
E: Will, le danze, hai udito? Andiamo a ballare! – esclamò Elizabeth entusiasta mentre la musica cominciava ad andare.
W: Elizabeth, lo sai che non so ballare °_° - le fece notare Will spaventato mentre Elizabeth fendeva la folla per arrivare al centro della sala, sotto l’enorme lampadario di cristallo.
E: Non dire sciocchezze, te la caverai benissimo!
Elizabeth era troppo euforica per tentare di contraddirla, così sospirando il ragazzo girò lentamente sul posto rischiando di pestarle i piedini delicati.
N: Turner – sibilò un seccato Norrington passando loro di fianco con la sua dama.
W: Norrington – ribatté Will sullo stesso tono, ma nelle sue parole c’era una nota di trionfo. Non gli aveva mai perdonato che Elizabeth avesse preferito un fabbro a lui.
E: Will, quando saremo sposati organizzeremo delle feste così! – esclamò Elizabeth facendosi più vicina nella danza.
W: Ah non vedo l’ora – assicurò Will con aria infelice.
La musica terminò e i ballerini si fermarono per una pausa. Scrosciarono applausi. Era appena ricominciato un altro allegro motivetto quando all’improvviso, dal piano di sopra, un servo del conte si spenzolò dalle scale. Era lurido, perdeva sangue e aveva una ferita piuttosto grave sulla fronte. Prima di cadere a terra privo di sensi fece in tempo a gridare con orrore:
S: Pirati!


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