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JACK SPARROW FALLS IN LOVE
Autore: KennyMcCormick
Appena udita quella parola, sinceramente sollevato che ci fosse qualcosa a distrarlo dal ballo, Will drizzò le antenne e si sciolse dalla compagna. Elizabeth lo fermò mentre attorno a lei le persone si erano sparpagliate gridando. Il caos regnava sovrano. Soldati corsero per tutta la villa a passo di marcia salendo al piano di sopra.
E: Will, per favore…non metterti in mezzo!
W: Devo! Se c’entra chi sappiamo noi…
Cominciò il ragazzo scappando via. Elizabeth che non sopportava restare a guardare, sbuffò e reggendosi il voluminoso vestito con le mani iniziò a correre anche lei cercando una spada. Il grosso degli invitati cercava di scappare dalla porta che in quel momento si spalancò. Apparve dal buio la figura di un uomo, dalla bellezza strana ma non trascorsa, con i capelli castani raccolti in tante treccine, dai profondi occhi scuri e una bandana rossa. Alla cintura pendevano bussola e pistole di cui una in mano. Alla sua comparsa coincise la caduta delle due guardie ai suoi piedi, prive di sensi. Elizabeth si girò verso la porta riconoscendo l’uomo che si faceva largo tra la marmaglia. Venne raggiunto da due guardie che gli intimarono di fermarsi o avrebbero sparato.
J: Solo un attimo, è una così bella pistola.
L’uomo alzò l’arma e sparò un colpo apparentemente al cielo. In realtà prese in pieno il lampadario di cristallo, che precipitò addosso alle due guardie. Quello soffiò sull’arma che cacciava fumo e proseguì risoluto verso le scale.
Elizabeth lo riconobbe. La camminata particolare, quegli occhi…era passato poco tempo da quando l’aveva incontrato l’ultima volta.
E: Jack!
Jack Sparrow si girò a destra e a sinistra per vedere chi lo chiamava. Notò la ragazza che si sbracciava in mezzo a tutta quella folla.
J: Elizabeth! È così bello vederti! – annunciò affabile e riprese a salire come se niente fosse. Indignata la ragazza gli corse dietro tirando un calcio a un altro soldato che le sbarrava la strada.
E: Che cosa ci fai qui Jack? Che sei venuto a prendere, hai rovinato la mia serata!
J: Mi spiace davvero, ma sono venuto qui a prendere esattamente…
Mentre parlava, erano arrivati a metà scala e una figura saettante lo superò poggiando la mancina sul corrimano delle scale e saltando giù nell’atrio. Aveva un’esile corporatura femminile ma indossava abiti da marinaio, e stringeva nell’altra mano una mappa. In cima alle scale, un abito simile a quello di Elizabeth giaceva strappato, evidentemente tolto in gran fretta.
J: QUELLA! – esclamò Jack individuata la preda e si gettò all’inseguimento della ragazza.
Da sopra arrivò Will con una spada in mano.
W: Dov’è andata?
E: Will!
Will la ignorò e la scostò per passare. Quando si trattava di combattere gli uomini perdevano il senso della misura. La ragazza correva vedendosi inseguita, ma Jack aveva le gambe più lunghe delle sue, e la raggiunse in fretta. La bloccò cercando di sfilarle la mappa dalla mano.
J: Scusami, eh, ma… - quella si rivoltò e Jack si trovò puntati addosso due grandi occhi azzurri e un faccino che non sembrava per niente pericoloso – si in effetti bimba mi servirebbe questa mappa…e lascia…
G: Ginny, se permettete. – rispose lei a denti stretti, e subito dopo gli diede una ginocchiata nello stomaco facendolo piegare in due. Cercò di approfittare del momento per scappare, ma si trovò davanti Will che quando cominciava non la smetteva facilmente e cercò di zigzagare a destra per schivarlo. Jack si rialzò massaggiandosi lo stomaco e le corse di nuovo dietro tirando spallate a manca e a dritta e finalmente le fu di nuovo al fianco. Si abbassò in tempo per non ricevere una coltellata in testa da Will che solo in quel momento si accorse della sua presenza.
W: Jack °-°
J: Will °-°
Ginny tentò di svignarsela in quell’attimo di amicizia ritrovata ma Jack ci mise il piede in mezzo facendole lo sgambetto. La ragazza carambolò come una palla da biliardo per terra sbattendo gomiti e ginocchia sul duro pavimento, ma Jack non se ne preoccupò più di tanto recuperando la mappa che aveva tra le mani.
J: Grazie mille! – le esclamò correndo verso la porta senza neanche salutare Will. Che però lesto gli andò dietro inseguito dai soldati del conte e dalla piratessa che si era rialzata.
J: Si può sapere voi cosa ci fate qui?
W: Eravamo a questa festa! – esclamò Will senza fiato mentre varcavano la soglia e si ritrovavano nel giardino buio inseguiti da tre soldati agguerriti e urlanti.
J: Senza offesa, ma con quel vestito sembri un pinguino decisamente in cattiva forma – commentò Jack con una smorfia fissando l’elegante completo blu scuro dell’amico.
Ginny gli tirò una spallata facendogli perdere l’equilibrio, ma non riuscì a riprendersi la mappa che il pirata aveva saldamente in pugno. Jack rovinò addosso a Will che cadde sull’erba. Lanciando uno sguardo allarmato ai soldati che si avvicinavano sempre di più, la ragazza decise di abbandonare la scena e scappò via.
Le tre guardie puntarono i fucili addosso ai due, ma nel buio e nel groviglio di gambe e braccia non osarono sparare per paura di prendere anche l’esimio mister Turner, invitato alla festa.
G1: Pirata, rialzati! – gridò il più autorevole dei tre. Jack non si era nemmeno messo sulle ginocchia che si udì un colpo sordo e i tre soldati rovesciarono gli occhi cadendo simultaneamente sui due uomini stesi a terra. La canna del fucile del terzo sbatté violentemente sulla gamba di Will che lanciò un grido di dolore. Da dietro comparve una scarmigliata Elizabeth, con la pettinatura crollata e il vestito ridotto decisamente male, un'asse di legno in mano e soprattutto due occhi che lanciavano fiamme.
E: William. Turner. – disse a denti stretti scandendo bene le parole.
J: Stai benissimo anche così, per me, - esclamò Jack velocemente sorridendo a trentadue denti. Poi sbarrò gli occhi come se avesse visto un fantasma. Elizabeth si chiese immediatamente, preoccupata, se fosse veramente così orribile tutta spettinata, ma il pirata stava guardando oltre la sua spalla, al turbinio di folla e guardie inferocite che si avvicinavano.
J: Gambe in spalla! – gridò districandosi da Will e cominciando a correre per la scarpata inciampando nei sassi fino alla scogliera.
Prendendo per mano Elizabeth, Will la costrinse a correre con lui, ben contento di scappare dai balli e dallo sfarzo.
E: Ma Will! – protestò Elizabeth voltandosi continuamente indietro, e lasciandosi trascinare – non vedo perché mai dovremmo correre anche noi!
W: Non è il momento di discutere, seguimi!
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