I quadri di Basquiat – per Enrico – Sotto l’influenza del porco

TRADUZIONE BY deppMANIA

Su un turbolento volo che da Vienna mi stava portando a Parigi, mi fu chiesto di scrivere due pagine a proposito dei lavori di Jean-Michel Basquiat. I passeggeri di questo accidentato viaggio, Enrico Navarra, Sebastian Moreu ed io eravamo alle prese con quello che era un enorme garretto di maiale austriaco… almeno speravamo che lo fosse. Avevamo acquistato la bestia in un piccolo e festoso mercato ai margini di Vienna. Il nostro banchetto fu rozzo e feroce. Parlando per me, posso onestamente dire che sono passate almeno 24 ore da quando qualcosa di solido è scivolato giù per la mia gola e il mio appetito fu vorace. E adesso, a questo punto, sconfitta questa unta carne di maiale e tutti riconoscenti verso di essa, persino se l’aereo scendeva in picchiata e ci faceva roteare come bambole.

La mente era stata ben nutrita quel giorno, avendo appena visto una collezione dei lavori di Jean-Michel Basquiat e poi andando in un altro museo per un veloce assaggio dell’immensa mostra di Warhol. Tutte quelle informazioni nel giro di poche ore avrebbero spinto qualsiasi uomo a guidare verso il più vicino festoso mercato e lasciare tutti i suoi soldi per ottenere più carne di porco possibile. Facemmo proprio così…

Tra un morso e l’altro Enrico tirò in ballo l’idea di farmi scrivere qualcosa per il nuovo e aggiornato grande libro sui dipinti di Basquiat che stava per ri-pubblicare. Mi disse che se avessi scritto il pezzo avrei dovuto a tutti i costi cercare di evitare di scrivere a proposito della vita di Basquiat. Sembra che chiunque abbia la tendenza di scrivere di più riguardo all’uomo che alle sue opere. Questo mi sembrò abbastanza giusto, specialmente perché non conoscevo l’individuo e non l’avevo mai incontrato, così la sola cosa che veramente avevo era la mia opinione e il mio affidamento sull’eredità che aveva lasciato nell’arte. Oltre a quello senza dubbio sembravamo dividere la stessa adorazione per i prodotti derivanti dal maiale. Comunque è quasi impossibile parlare riguardo i suoi lavori senza che vi sia una grezza analisi dell’uomo. Su ogni tela e su ogni disegno rovesciava se stesso… forse persino senza volerlo. I suoi pensieri e le sue sensazioni, comunque rapidi, incompiuti o incompleti sono catturati in quei momenti in cui si collegava al suo obiettivo. I suoi disegni iniziali mostrano come egli abbia sparso il suo stesso sangue sulla carta come prova del suo impegno per il pezzo, la sua arte... un’accettazione del suo destino. Una fusione di sangue, come un rituale voodoo, per rendere l’uomo e la sua arte inseparabile, un empio vincolo che amalgama i due e li fonde in una cosa sola.

Se veramente vogliamo venire al sodo, possiamo dire che Basquiat non è per tutti. Proprio come il porco non è per tutti. Ti prende o non ti prende. Uno può amarlo con passione o disprezzarlo con violenza. Non ho mai sentito qualcuno dire: “Bene, è ok, immagino…”. No, secondo la mia conoscenza, questo non accade con Basquiat. Questo è un risultato difficile da raggiungere in ogni forma d’arte. La capacità di non galleggiare soltanto e simpaticamente nel mezzo, come un’indole accidiosa, propositi a metà, vicini virtualmente invisibili, la cui passività stride con quelli che vivono davvero, ma piuttosto l’abilità di andare veloce come una pallottola nei cervelli e nei corpi di molti spossati, e quindi frustrati, streghe dell’arte e stupidotti. Quello è lo scopo. E’ un gioco dove colpisci o fallisci. E quando colpisce lo fa duramente, su più livelli.

Ci sono alcuni dei suoi lavori che mi uccidono e alcuni che non mi fanno assolutamente nulla. Ma una volta che sei stato toccato da lui, o Ti immergi in una specie di calma emotiva, o potresti farti sopraffare da una dolorosa risata che ti colpisce allo stomaco. A causa della sua sincerità, della sua storia e delle sue esperienze di vita che sgorgavano nei suoi disegni, nei suoi dipinti, nei suoi oggetti, nei suoi scritti, in qualsiasi cosa… egli aveva un senso dell’umorismo che uccideva. Persino in alcuni dei suoi lavori più caustici, il suo diabolico senso dell’assurdo diventava un fenomeno di gruppo, assolutamente non filtrato. Questo faceva apparire la sua profonda delusione per la razza umana e le sue speranza per essa. La firma nel linguaggio figurato che viene in mente: la corona, l’alone di spine, ritratti spogliati della carne, organi vitali che pompano il sangue venoso blu o privi di vita, i suoi eroi dell’infanzia Hank Aaron e Charlie Parker, ecc… santificati per l’eternità, l’ossequio alla sua stirpe, riferimenti senza fine alla sua infanzia… si è aperto a noi come fanno le scatolette di sardine quando le schiudiamo, infatti lo abbiamo divorato. Non è sinceramente mai stato abile a nascondere le sue sensazioni e ciò che lo ha ispirato nel lavoro. Ha riconosciuto apertamente Cy Twombly, Picasso, la giustapposizione della parola di William Burroughs e Brian Gyson, Andy Warhol, Leonardo da Vinci, Be Bop Jazz, programmi e cartoni televisivi. Qualche volta ha persino usato i disegni dei suoi amici bambini come ispirazione. La sua profonda comprensione e la profonda confusione della cultura americana in cui è praticamente annegato furono anche un infinito serbatoio da cui ha potuto trarre spunto per i suoi caotici attacchi.

Guardando quei lavori uno non può fuggire senza sentire il quasi perverso senso della cura dei crudi dettagli che sembrano un’acuta distratta concentrazione. Tuttavia la rozzezza dell’immagine può apparire per come è stata veloce l’esecuzione di ogni linea, segno, graffio, sgocciolatura, orma, parola, lettera, squarcio e imperfezione, c’è perché egli ha permesso che ci fosse.

I suoi dipinti e i suoi disegni diventano vivi ogni volta che li guardo, e se Jean-Michel Basquiat li ha bloccati per lasciarli lì a lungo, mi piace pensare che potrebbe averli eventualmente trasformati in animazioni, almeno per una volta, combinando la sua musica, il suo linguaggio e i suoi dipinti in un’arena apparentemente più gustosa alla truppa, ma poi avrebbe dato libero sfogo ai suoi messaggi per attaccare le masse. Qualcosa di affine al “Lenny Bruce's Thank You Mask Man”, un’ingegnosa arma che gli consente di disseminare le sue divine diatribe nel mondo senza che il martello della censura lo colpisca duramente.

Se Jean-Michel Basquiat non avesse vissuto attraverso i tempi mortali che lo hanno portato via da questo mondo, non si potrebbe dire cosa avrebbe potuto fare. Le possibilità sono infinite.

Niente può rimpiazzare il calore e l’immediatezza della poesia di Basquiat o le domande assolute e le verità che ha consegnato. La bellezza e la musica preoccupante dei suoi dipinti, la cacofonia del suo silenzio che attacca i nostri sensi vivranno lontano oltre ogni nostro respiro. Basquiat era ed è musica… primitiva e feroce. J.D.



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APPROFONDIMENTO:

GALLERIA D'ARTE BASQUIAT