REGISTRANDO “THE BRAVE”: "Nel tempo della Tua vita, vivi"
Nella fine dell’estate del 1996, Johnny Depp si trovava dietro alla
macchina da presa come regista di “The Brave”, la tragica e profondamente
commovente storia di un giovane nativo americano, Raphael. Incapace di dare un
sostegno a sua moglie e a suo figlio, Raphael accetta denaro da un produttore di
snuff film, per poter far vivere una vita migliore alla sua famiglia rinunciando
alla sua vita. Johnny scrisse la sceneggiatura con suo fratello, D. P., ed
interpretò il personaggio di Raphael così che “The Brave” è sotto molti
punti di vista il suo lavoro più personale e profondamente rivelatore del suo
essere.
Sfortunatamente “The Brave” non è mai stato rilasciato negli Stati
Uniti. Il film fu mostrato nella competizione del Festival del film di Cannes il
10 maggio del 1997. Il pubblico di Cannes regalò al film una standing ovation,
ma la critica non fu benevola e la cattiva opinione dei critici ha creato una
nube negativa sulla reputazione del film “The Brave”, impedendogli di essere
visto da un ampio pubblico. Il film rimane un mistero per la maggior parte dei
fans americani di Depp, che hanno comprato copie pirata del film su eBay con il
sogno di potere un giorno vedere una versione autorizzata del film.
Solamente a un giornalista e fotografo fu permesso di stare sul set chiuso
del film durante le riprese. Christophe d’Yvoire scrisse con grande acume un
profilo di Johnny Depp come regista nel marzo del 1997 sul periodico
cinematografico francese “Studio” e pubblicò foto ed interviste con Johnny
in due successivi numeri quell’anno. Le foto di Christophe d’Yvoire furono
mostrate a Ridgecrest, a Los Angeles in California, durante quei giorni del
settembre 1996 rappresentando la sola registrazione che abbiamo di quel tempo
della vita di Johnny. Siamo felici di presentare le fotografie di d’Yvoire in
questa galleria per dare a tutti i fans di Johnny in ogni parte del mondo uno
sguardo su “The Brave” ed il suo regista appassionato e gentiluomo. 
In un'intervista del 2002 alla televisione francese, Johnny Depp citò
William Saroyan per introdurre la sua opera “The Time of Your Life”, la sua
Bibbia perché “Nel tempo della tua vita” c’è proprio quello che è la
vita.
Intervistatore: Tu hai detto che tutte le parti che hai girato al cinema si
adattano a quello che ha detto Saroyan.
JD: Sono conformi in qualche modo, penso proprio di sì. Io penso che loro si
adattano perché per me sono una sorta di Bibbia come quella che Kerouac scrisse
in “On the Road”. Forse persino di più, nei fatti. [. . .] Per me—cosa
altro si può dire? Quello è un grande dono che Saroyan ha lasciato a tutti…
ma a me è servito per essere in grado di dire a miei figli, a mia figlia e al
figlio che aspetto: “Qui. Leggilo. Capiscilo. E, la cosa più importante,
vivilo!”.
In “The Brave” Johnny interpreta Raphael, un giovane nativo americano che
ha passato del tempo in prigione ed è incapace di trovare lavoro una volta che
ha riacquisito la libertà ed è uscito dal carcere. Disperato, Raphael accetta
denaro da un produttore di snuff film; rinuncerà alla sua vita per 50.000
dollari per fornire sicurezza a sua moglie e ai suoi figli. Johnny spiega
Raphael in questa maniera:
"Lui è alla fine— è alla fine della sua corda. Lui non sa cosa fare.
Quindi, in un senso, quando il film comincia, lui è già morto, in verità —non
lo è fino a che decide di morire per la sua famiglia… non lo è fino a quando
non decide di iniziare a vivere.
"Condannandosi a morte, sacrificando la sua vita per la sua famiglia, in
un modo strano è come se lui imparasse a vivere di nuovo. È in quel momento in
cui lui respira veramente per la prima volta, probabilmente da molti anni".
—Intervista, documentario sulla registrazione di “The Brave”.
Chiestogli se fosse difficile dirigere un film mentre deve anche interpretare
il ruolo di protagonista, Johnny rispose:
"Mi dovetti subito impegnare moltissimo anche solo per pensare che mi
sarei dovuto trovare in una situazione del genere dovendola affrontare. Quelle
due cose (recitare e dirigere il film) si oppongono l’una all’altra.
Essendo un regista, tu devi avere un controllo completo del set, un controllo
completo di tutto quello che accade nei dintorni e devi essere molto consapevole
di tutto quello che sta accadendo sul set.
È un'alienazione mentale! Essendo un attore devi essere, in un certo senso,
fuori controllo". 
—Intervista, la creazione del documentario su “The Brave”.
Johnny disse a Christophe d’Yvoire che la parte peggiore legata alla sua
regia fu per lui l’essere costretto a vedere giorno per giorno se stesso che
interpretava Raphael.
STUDIO: Quale fu la sua prima impressione, nel suo primo giorno da regista?
JD: È una sensazione strana, sapete. Mi fu detto che avrei provato la “paura
scenica”. [. . . ]. Nei fatti, io non sentii niente di simile a quello. Fu
invece completamente l'opposto; io avevo una fiducia totale nelle mie sensazioni
sulla storia e sulla troupe. Ma lei sa quello che realmente mi creava problemi?
Era vedermi sullo schermo durante le riprese per i primi quindici giorni. Quello
era veramente doloroso per me.
STUDIO: Perché?
JD: Io odio vedermi sullo schermo. Io non vado mai a vedere le riprese che
faccio come attore e non riesco a guardare i film dove recito. Lo faccio
solamente se sono costretto a farlo. Ovviamente in “The Brave” dovevo per
forza osservare le scene girate e me stesso che recitavo quasi ogni notte! Per
due settimane questa cosa mi bloccò completamente e non ero in grado di
giudicare nulla. Poi fortunatamente le cose cambiarono un poco. Oggi continua a
non piacermi il fatto di vedere le mie performances sullo schermo ma almeno
riesco a sopportarlo”.
—Intervista in “Studio”, numero su Cannes del 1997.
L’operatore cinematografico Vilko Filac, che lavorò in “Arizona Dreams”,
filmò una scena in cui Johnny nella parte di Raphael recitava insieme al famoso
attore natio americano Floyd “Corvo Rosso” Westerman che interpretava suo
padre.
"Ti sei trovato bene con Corvo Rosso?" Depp chiede mentre lavoriamo
per il trailer. 
"Sì."
"Bene bene. Il primo giorno, prima che noi cominciammo a girare, io
l'avevo visto compiere una cerimonia all’alba tipica dei Sioux Lakota per
benedire il film. Appena dopo aver finito, proprio nel momento in cui il sole
stava sorgendo e io mi ero seduto sulla mia sedia da regista per la prima volta,
ricevetti una chiamata [. . .]. Era Brando che mi diceva che lui avrebbe
interpretato il ruolo", dice riferendosi al personaggio che è il fornitore
dello "snuff" nel suo film. "Può credere a ciò? Marlon è un
angelo", dice Depp sul leggendario attore che recitò anche con lui in Don
Juan DeMarco. "Lui è il mio angelo".
—Kevin Sessums, "Johnny Be Good", Vanity Fair, febbraio 1997.
Qui il direttore ha una parola per la protagonista femminile del suo film,
Elpidia Carrello, che interpreta la moglie vivace di Raphael, Rita. Intervistata
su Johnny, l’attrice sembra stupida per il modo in cui ha condotto il suo
lavoro:
“Lui aveva così molto lavoro da fare. Ogni singolo giorno, per molte ore.
Lui era il primo ad arrivare sul set e l'ultimo a lasciarlo.
Per me è come se lui restasse sempre lì. Non aveva tempo per andarsene via.
Lui stava sempre o scrivendo o guardando il lavoro giornaliero, dirigendo,
cercando una buona location per girare le scene. . . .”
—Intervista, documentario sulla registrazione di “The Brave”.
Marlon Brando appare in “The Brave” nel breve ma importantissimo ruolo di
MacCarthy, il produttore del film nel quale Raphael è d'accordo ad apparire (e
scomparire). “Marlon che viene a lavorare in questo film è più di sogno. . .
era uno dei più grandi regali che mi sono mai stati fatti nella mia vita",
Johnny dichiara nel documentario sulla registrazione di “The brave”.
"Lui era così generoso e mi supportava moltissimo come amico, come attore
e come regista”.
Johnny descrive il modo in cui Brando si unì al cast: "Io avevo scritto
la parte per Marlon— avendo in mente Marlon — ma [. . .] Io ero sempre in
difficoltà nell'idea di avvicinarmi a lui perché non volevo che lui si
sentisse obbligato nei miei confronti o non a suo agio o che gli dispiacesse
dovermi dire di no se io gli avessi proposto la parte e lui non se la sentiva.
Così non gli feci mai la proposta. Così fu lui che mi chiese se avevo messo
nel film la parte che avevo pensato per lui e, la cosa sarebbe stata molto
strana, perché non gliene avevo mai parlato! Così quando mi chiese: “Hai
preso qualcuno per interpretare la parte che avevi pensato per me?” e io dissi
“No” egli disse “Perfetto. Allora mandami il copione”. Gli mandai il
copione. Cinque giorni dopo mi chiamò. Disse: “Perfetto, lo farò io”.
—Intervista, il documentario sulla registrazione di “The Brave”.
Sul set Johnny Depp è estremamente attento a Brando; Johnny fa tutto il
possibile per metterlo a suo agio e per farlo lavorare nel modo più
confortevole possibile. Quando vedi insieme Johnny e Brando vedi un legame molto
profondo tra loro, persino una certa tenerezza. [. . .] “Quello che lui ha
fatto è incredibile", Depp disse al periodico “Studio”. "Marlon
è un angelo. Il mio angelo custode". 
—Christophe d’Yvoire, "Sulla pista di Giganti" in “Studio”,
marzo 1997.
Come regista, Depp è dappertutto; lui fa attenzione a ogni cosa e presta una
speciale attenzione a tutti. E’ probabile che tu possa vederlo mentre aiuta i
membri della troupe a montare una sbarra o fornire le istruzioni dell’ultimo
minuto parlando all’orecchio di un attore appena prima di girare una scena.
Quello che qui non puoi vedere sono tutte quelle tradizionali gerarchie che
riempiono spesso di veleno i set cinematografici [. . . ].
Nella sua naturalezza, nel suo modo di approcciarsi con gli altri, nel modo
di dirigere la troupe Depp sembra portare alla mente Jim Jarmusch [che diresse
Johnny in “Dead man”] ed Emir Kusturica [che diresse Johnny in “Arizona
Dream”].
—Christophe d’Yvoire, "Sulla Pista di Giganti" in “Studio”,
marzo 1997.
La freschezza e l'immediatezza di “The Brave” sono dovute alla buona
volontà del regista Depp di permettere al suo cast di improvvisare le scene.
Nonostante sia stato lo stesso Johnny a scrivere la sceneggiatura con suo
fratello D. P.—o forse a causa di questo— egli era disposto a concedere
delle dispense sull’uso delle parole che lui aveva scritto ed aveva permesso
al cast una certa libertà nel creare i propri personaggi. Così Johnny disse al
periodico “Studio”: “La sceneggiatura è solamente lo scheletro del film.
[. . .] Lei deve poi mettergli la carne sul set, in dipendenza dall’ambientazione,
dall'atmosfera ed anche dai propri umori. Direi che il 70% di quello che noi
abbiamo girato non è uguale a quello che era stato previsto nella fase di
sceneggiatura del film".
Tirando le somme sulla sua esperienza come regista una volta che il film fu
terminato, Johnny si dichiarò felice di quello che era stato fatto e di come
lui aveva lavorato: "Sicuramente ci saranno persone a cui non piacerà o
che non capiranno l'umorismo che ho messo nel film, ma almeno sarà un film che
è come me".
—Christophe d'Yvoire, "Sulla Pista di Giganti" Studio, marzo
1997.
La notte è caduta quando Depp finalmente appare interpretando il personaggio
di Raphael, il giovane eroe del film. Un fazzoletto di seta sui suoi capelli,
una vecchia camicia, vecchi jeans, un paio di stivali e, sulle sue braccia, sul
suo torace ed anche sul suo collo, tatuaggi di tutti i generi: Depp è stato
trasformato in un nativo americano. La sua espressione facciale ed anche lo
sguardo nei suoi occhi sembrano diversi. Il regista è stato assorbito nel suo
eroe. Immediatamente, l'atmosfera sul set diviene più concentrata. Appena la
cinepresa comincia a girare Raphael bacia sua moglie e i suoi due bambini, che
stanno dormendo, per l’ultima volta, prima di andare a offrire se stesso in
sacrificio. La sua faccia è contrassegnata da un dolore profondo.
—Christophe d'Yvoire, "Sulla Pista di Giganti" in “Studio”,
marzo 1997.
Chiestogli perché fu attratto da quel materiale, Johnny enfatizza l'amore
che vi è al centro della storia: "Io trovai l'idea centrale molto
interessante. Potresti sacrificarti per amore?". Come lui disse ad un altro
intervistatore, “Si dice sempre “Morirei per la mia famiglia”, ma lo
faresti realmente? Veramente rinunceresti alla tua vita? Veramente puoi amare
qualcuno così tanto da morire per lui?”.
—Citato da Christophe d'Yvoire, "Sulla Pista di Giganti" in “Studio”,
marzo 1997.
"Qualsiasi cosa dovesse accadermi, tu sei l’uomo di casa",
Raphael dice al suo giovane figlio in uno dei momenti più strazianti di “The
Brave”. In un documentario sulla creazione del film Johnny spiega perché il
personaggio di Raphael sarebbe stato d'accordo nel fare lo snuff film (e quindi
morire realmente sul set, ndt): "Raphael sente di essere un fallimento
completo come marito e come padre; lui non ha mezzi per provvedere ai bisogni
della sua famiglia. [. . . Una volta che si accorda per fare il film,] lui ora
sente che questi soldi possono cambiare le loro vite, può sottrarli a quella
povertà abietta. . . quindi, in una parola, lui ora è capace di provvedere a
loro [. . .]. Quindi il denaro ha, nella società in cui viviamo, rimpiazzato e
sostituito la spiritualità, Dio… è diventato il potere, è diventato persino
la vita (si può morire per soldi, ndt)”. 
—Intervista, la creazione del documentario “The Brave” in
un'intervista del 2001 per VIBE, lo scrittore Darius James chiese a Johnny, “Cosa
accadde col suo film “The Brave?".
JD: Io pensai che stavo per morire ogni giorno. Mi stavo prostituendo. Quello
è fondamentalmente quello che si deve fare per trovare i soldi per fare un
film. I produttori esecutivi mi misero con le spalle al muro: “Devi avere un
budget di due milioni di dollari se vuoi solo dirigerlo. O devi avere cinque
milioni di dollari se sei anche nel film. Sarebbe impossibile fare quel film per
due milioni di dollari”.
Uno del principali produttori lo portò a Cannes e mise il film nella
categoria da competizione. Non mi piace l'idea della competizione, così mi
spaventai, perché avrei avuto tutti gli occhi addosso e mi sarei sentito a
disagio. Io fui circondato da un gruppo di persone di quel mondo. Ma il pubblico
si alzò in piedi per il film. La mattina seguente tutti i critici fecero a
brandelli il film. Io ero a disagio. Era bizzarro, perché le recensioni che
erano state fatte erano l'esatto opposto di quello che era accaduto con la
proiezione del film. Quindi dissi “Fuck it”. Il film fu rilasciato tre anni
fa in Europa, ma io non l'ho mai fatto rilasciare negli Stati Uniti. Io non
voglio sia mancato di rispetto a tutte le persone che lavorarono sul film.
"Io non sono il 'Blockbuster Boy', non lo sono mai voluto essere. Io non
stavo cercando quello", dice Depp, dopo aver rifiutato il ruolo di Lestat
in “Intervista col Vampiro” prima che Tom Cruise l'accettò, rinunciò al
ruolo romantico di Brad Pitt in “Leggende dell'autunno” e declinò l'offerta
dell'eroe nel film d’azione “Speed”, una parte che fece di Keanu Reeves
una stella. "Voglio dire, sarebbe bello fare una barca di soldi così da
lanciarli ai Tuoi familiari e ai Tuoi amici. . . Io non so se i film fatti per
il cinema possano essere considerati arte, perché ci sono moltissimi soldi in
ballo, lui continua [. . . ] "È tutto un fatto commerciale. Io non penso
che l’arte possa venire fuori da un luogo del genere. Ma io aspiro a essere un
artista un giorno o l'altro, prima o poi. Forse avrò 70 anni. Io non so se
questo accadrà facendo un film, tuttavia. Forse lo farò solo in piccola
parte".
—Kevin Sessums, "Johnny Be Good”, “Vanity Fair”, settembre
1997.
Lo scrittore Darius James chiese una volta a Johnny, "Lei si considera
una figura di riferimento, di ispirazione? Perché i Suoi progetti sembra che
lascino intendere che Lei voglia ispirare il pubblico”.
JD: Io voglio far pensare le persone. Prendi McDonald’s, Burger King e
Kentucky Fried Chicken. tutta quella merda. È facile. È rapido. Non usi
nessuna cellula del cervello per farlo. Ma ogni fottutissimo giorno? E’ pieno
di quello nei film teatrali, di alto profilo, di grandi budget e che servono per
fuggire dalla realtà. Tu paghi per entrare a vedere un film che scacci via i
tuoi problemi per un paio di ore. È un’evasione dalla realtà.
Ci sono persone là fuori che tentano di fare qualche cosa che potrebbe
essere considerata arte in un film, ma io non sono convinto che ciò sia
possibile, perché c'è moltissimo denaro in gioco. C'è qualcuno che si aspetta
un ritorno economico dal film. È un investimento, così è divenuto in qualche
modo contaminato. È un prodotto, come quando loro parlano di quanti CD sono
venduti invece che di arte. Ma se io sto facendo questo nella mia vita, io
voglio provocare almeno un pensiero nello spettatore o fare in modo che qualcuno
guardi a qualche cosa, comunque sottile, da un'altra prospettiva. 
—Darius James, "Johnny Be Good", VIBE, dicembre 2001
Johnny sulla direzione di “The Brave”:
"Io mi avvicinai al film come se realmente ci fosse un grande pezzo
bianco di carta ed io stavo per disegnare una figura su quella carta. E se quel
ritratto era buono o cattivo, qualunque cosa le persone pensassero di quella
figura, quello che non avrebbero mai potuto portare via era il fatto che quello
era il mio ritratto”.
In un'intervista condotta alcuni anni dopo che “The Brave” fu girato, lo
scrittore Darius James chiese a Johnny dei personaggi pieni di dolore che lui
interpreta così bene. “C'è una dimensione di empatia che lei porta nei suoi
personaggi che stanno soffrendo in modo così profondo. Cosa le accade quanto
diventa un attore ed entra nelle vite dei personaggi che interpreta?”.
JD: Io non lo so [ride con esitazione]. La scorsa sera, quando eravamo a quel
ristorante, una donna mi chiese se potevo firmarle un autografo. Io firmai una
foto che lei aveva ed in cambio lei mi diede una nota che diceva, “Caro Johnny,
grazie per interpretare quelle povere persone. Con amore, Irene”. Pensai “E’
strana questa cosa, perché ha detto una cosa del genere? Quindi chiesi al mio
amico Keenan quello che lei intendeva dire, e lui disse "Pensa ai
personaggi che interpreti. Loro sono tutti ragazzi sfortunati che sono giudicati
duramente e vengono fottuti. Ecco cosa intendeva dire con quelle parole”. Lei
aveva notato il legame della tristezza. C'è un ovvio collegamento tra tutti
quei personaggi. Loro sono tutti in relazione in un modo strano. Io non so
perché sono attirato da queste figure, ma lei mi svegliò facendomi notare
quella cosa a cui non avevo mai fatto caso in modo particolare. Quella nota
significò molto per me.
—Darius James, "Johnny Be Good", VIBE, dicembre 2001
Nel tempo della tua vita, vivi — così che nel tempo che dobbiamo vivere
non ci sia bruttezza o la morte per voi stessi o per ogni vita che sia toccata
dalla
vostra. Cerca dappertutto la bontà e quando questa viene trovata, portala
fuori dal luogo in cui è rimasta nascosta ed occultata e lascia che sia libera
e si esprima senza vergogna. Metti come importanti e fondamentali il minor
numero di valori, perché ci sono le cose che influenzano la morte e devono
morire. Scopri in tutte le cose quello che splende a va oltre la corruzione.
Incoraggia la virtù in qualunque cuore che può essere guidato nella segretezza
e si è potuto addolorare per la vergogna e il terrore che ci sono nel mondo.
Ignora l'ovvio, per lui è indegno l'occhio chiaro ed il cuore gentile. Non
essere inferiore a nessun uomo, non essere superiore a nessun uomo. Ricorda che
ogni uomo è una variazione di te stesso. Non c’è colpa di un uomo che non
sia la tua, né è separata l'innocenza di alcuno da te. Disprezza la cattiveria
e l'empietà, ma non gli uomini empi e cattivi. Questi devi capirli. Non avere
vergogna di essere gentile e buono, ma se il tempo entra nella tua vita per
uccidere, uccidi e non avere nessun rammarico. Nel tempo della tua vita, vivi
— così che in quel tempo meraviglioso tu non aggiungerai niente al disagio ed
al dolore del mondo, ma sorriderai alla delizia infinita e al mistero del mondo
stesso.
—William Saroyan, “Il tempo della tua vita”. .. La "Bibbia"
di Johnny
Nota del traduttore: lo snuff film è un film dove il protagonista Raphael
accetta di venire veramente torturato e ucciso, vendendo così la sua vita per
dare grazie ai soldi guadagnati un futuro migliore alla moglie e ai due figli.
Credits Info & Photo: JDZONE
Testo: deppMANIA
APPROFONDIMENTI: WILLIAM SAROYAN
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